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I libri amici silenziosi.

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I libri durante questo periodo di isolamento forzato si sono rivelati alleati preziosi.

In particolare i formati elettronici, gli estratti e le anteprime disponibili sulle principali piattaforme digitali hanno ricevuto molti click.

Amazon offre un servizio di prova con un app:” Audible” in cui sono disponibili in versione audio centinaia di titoli che abbracciano molti settori.

Romanzi, letteratura contemporanea ma anche classici.

Un piacere è stato quello di scoprire la versione audio dei “Miserabili” di Victor Hugo, un mattone che ho letto molte volte ma in versione ascoltata è un esperienza diversa.

Ultimamente la clausura forzata è il tempo libero mi hanno permesso di leggere molto.

Ho riscoperto autori nuovi e riletto classici.

Insomma questo periodo potrebbe essere interessante per riscoprire titoli e autori che non avevamo tempo di leggere.

Ci siamo fermati e personalmente ho trovato gratificante questo periodo di calma dove perdersi senza vincoli nella lettura o ascolto di un buon libro.

I libri con le loro parole nascoste e le loro storie possono rivelarsi un valido alleato contro la noia o la solitudine.

La cultura ci rende liberi

Perché si studia? Perché ci si forma? Molti potranno rispondere:” per trovare un buon lavoro!”, altri:”per ottenere prestigio sociale!”, ” per avere un ottimo stipendio!”;ma quanti potranno rispondere :” io studio perché solo così sono libero!” libero da cosa vi chiederete voi, bè da tutto il sapere rende critici, polemici e interrogativi. Confrontando testi storici ci rendiamo conto che a livello di scontento sociale tutte le epoche ne erano intrise. Una volta la povertà estrema, poi le condizioni di lavoro, poi ancora il razzismo eccetera eccetera.

Confrontando le fonti oggi stiamo meglio, sembra un paradosso vista la situazione lavorativa ma in fondo non viviamo in case calde d’inverno e fresche d’ estate? Nonostante la crisi sulle nostre tavole non appaiono giornalmente una varietà di cibi diversi e costosi? E poi ancora i nostri bambini non possiedono più di quanto potrebbero chiedere? E ancora i giovani, le donne gli uomini con i loro desideri consumistici, chi con la cultura del corpo chi con la smania dei soldi.

Internet ci bombarda giornalmente con svariati miti, ricchi, potenti che abitano in ville da sogno possiedono grandi automobili lucenti e possono usufruire di un guardaroba fornito di ogni cianfrusaglia modaiola e cibarsi nei migliori ristoranti stellati o frequentare la crema che appartiene alla movida.

Tutto questo genera ansia, frustrazione, impotenza per chi appartiene alla media.

Una casa normale, in un normale condominio, un utilitaria che gorgheggia, le vacanze brevi in spiagge locali o montagne dimenticate, i gelati in squallidi bar e per le feste di famiglia il vestito firmato e un ristorantino carino ma dove si spende poco. Oppure al contrario fare sacrifici per apparire belli, ricchi e potenti.

Ma perché? Cosa c’è di male nella normalità, nell’essere un individuo medio, eccezionale nella sua mediocrità proprio perché ognuno di noi è unico.

La società ci conduce sempre verso l’onnipotenza, verso l’olimpo della fama o del potere propinandoci dei splendenti con auto fiammanti che popolano l’olimpo moderno. Eteree modelle, conduttrici brillanti, Giovanni donne in carriera splendide, magre, belle, lussureggianti.

Ma il mondo normale è popolato da donne medie, gradevoli, che non hanno certo bisogno delle scarpe griffate per essere apprezzate. Eppure la società ci trascina verso i consumi, si aggrappa a falsi valori come l’unità, la solidarietà quando in realtà non è così!

Siamo competitivi, perché vogliamo il nostro Olimpo in questa società di vincenti, vogliamo il potere il prestigio e il rispetto sociale e quando non lo otteniamo ci lamentiamo.

Ma proviamo a tornare indietro di 100 anni, quando la gente era davvero povera, mangiavano pane e olive e la carne si vedeva a Natale forse, i bambini non potevano studiare, ma non venivano su così viziati e prepotenti. I consumi non erano la priorità.

Siamo stati migranti in America, in Argentina, i nostri antenati sono stati disprezzati dai potenti di allora come oggi lo sono quei poveri migranti che vengono sfruttati nei ristoranti e nei campi. E noi che siamo stati loro un tempo li etichettiamo come ladri e violenti. Ma anche noi eravamo così. Le pezze ai calzoni laceri, le valige di cartone e gli occhi sgranati, più impreparati dei migranti moderni col nostro dialetto. Eccetera eccetera.

La storia è piena di storie, di eventi che ci fanno capire come noi siamo uno specchio che luccica con la luce della cultura ma che si appanna delle stesse violenze, macchie pregiudizi dei nostri avi.

Riscopriamo la normalità e la cultura gratuita finalizzata a noi, alla nostra crescita personale e a rendere il mondo un posto migliore.

Lo strano caso dei baristi a casa

I disagi del covid-19 non sono finiti. Anzi la situazione apparentemente sotto controllo ha causato grandi crepe nella vita di molti lavoratori.

Gli imprenditori in primis seguiti dal settore ristorazione che abbraccia al suo interno tante figurine non indispensabili di lavoratori che prima della quarantena godevano di un posto di lavoro, uno stipendio ma che adesso sono diventati un peso per i già provati imprenditori che non possono più pagarli.

E quindi in un Italia già provata, priva di posti di lavoro vicini alla propria casa si affaccia la realtà di tanti nuovi disoccupati pur non volendolo. Costretti a casa in un mondo che non ha più bisogno del loro contributo almeno al momento.

Resta la rabbia, la voglia di reagire, di compilare curriculum, fare richieste ad un mondo fermo economicamente e che non ha risorse se non i sussidi che degradano e umiliano chi vuole lavorare con le proprie fatiche e portare quattro soldi a casa.

Resta l’impotenza, la precarietà, la paura, il sentirsi inutili.

Resta la voglia di lavorare, ma con altro, cosa non si sa.

Ma per i già precari, gli studenti che arrotondavano facendo i baristi non resta niente, solo tanta amarezza.

Elena Ferrante, l’ autrice senza volto che emoziona i lettori con le parole

I libri della Ferrante hanno il potere di intrappolare il lettore in un viaggio che dura ben sessant’anni. Sto parlando della serie di libri da cui è stato tratto lo sceneggiato televisivo: “l’ amica geniale”.

I libri sono quattro: “l’ amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta” e il conclusivo ” Storia della bambina perduta”.

Le pagine fin da subito emanavano un potere ipnotico che mi ha impedito di smettere di leggere.

La trama è semplice racconta di un amicizia ma non solo, è molto di più.

Narra di emancipazione, di libertà, voglia di studiare e di emergere in una realtà piccola e ristretta.

È ambientato negli anni cinquanta ma è comunque attuale.

Mi sono identificata in entrambe le protagoniste come due facce complementari della stessa medaglia.

Ma non solo mi sono incuriosita talmente tanto che ho cercato gli altri libri dell’autrice che vanta numerosi volumi e li ho trovati eccezionali!

Sono veri, appassionati, intrisi di un velo personale che tuttavia non è scontato.

L’ autrice stessa ha dichiarato che i suoi libri parlano per lei. E da lettrice posso dire che effettivamente è così.

Nonostante le pubblicazioni cinematografiche i libri hanno un anima che prescinde da tutto, hanno un indipendenza che li sottrae al successo dei media e li rende dimenticati ma affascinanti degni di essere letti.

Le parole restano in mente e formano castelli frasi, da lettrice immagino Lila, la sua seduzione, e poi ancora Amalia e i suoi stracci, Elena, Nino e tutti gli altri protagonisti come figure silenziose con una vita propria che fluttuano nel tempo e nello spazio come le persone di un mondo che non esiste più ma che vive per sempre dentro i libri.

Virus e letteratura

Nel lontano 2015 Niccolo’ Ammaniti scrittore italiano contemporaneao e vincitore del Premio Strega con il suo libro:” Come Dio Comanda” pubblica un volume di fantascienza, intitolato Anna.

É il suo settimo romanzo e apparentemente allora era soltanto un testo di fantasia come molti altri, ma la sua trama adesso ha qualcosa di affascinante ed a tratti inquietante.

La storia è ambientata nel 2020, e altra nota sconvolgente è la descrizione di uno scenario devastato da un epidemia chiamata “la rossa” che colpisce gli adulti e risparmia i bambini.

La trama e soprattutto l’anno in cui è ambientata la storia sembrano quasi profetiche visto lo scenario purtroppo non di fantasia che accompagna questi giorni.

Il testo è ispirato ad una domanda:” cosa farebbero bambini ed adolescenti abbandonati a loro stessi?”

È un libro ben scritto, scorrevole che fa venire voglia di leggerlo. Soprattutto adesso vista la sua trama